La fattibilità del progetto di pavimentazione ad opus incertum, formato da materiale lapideo è stato promossa dal Comune di Biella accogliendo la proposta del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” per il completamento dell’area monumentale con pietre delle regioni d’Italia.

Il Prefetto di Biella Annunziata Gallo ha esteso l’invito ai 1.917 comuni piemontesi e ai 377 comuni sardi, attraverso le locali autorità di governo presenti nelle due regioni.

La vasta area monumentale alle porte della città, denominata "Nuraghe Chervu", prende il nome dal Torrente Cervo, luogo in cui sorge.

Eretta nell’anno 2008, in Corso Lago Maggiore, è dedicata alla Brigata “Sassari” e ai Caduti biellesi della Prima Guerra Mondiale. Si tratta di un monumento formato da massi di melafiro estratti dalle cave di Curino, a ricordo degli studi scientifici che il geologo Alberto Ferrero della Marmora compì nel Biellese, prima del suo forzato trasferimento in Sardegna. Isola che La Marmora amò, al pari delle genti che l’abitavano, componendo su di essa oltre cinquanta lavori scientifici, iniziati nel 1819.

Alla sua morte (1863), Quintino Sella volle che nella basilica di san Sebastiano, tempio civico della Città di Biella, tre lastre di melafiro, provenienti dalle ormai dismesse cave di Graglia, decorassero il monumento funebre dedicato all’amico Generale Alfonso La Marmora, Senatore del Regno di Sardegna e fratello di Alessandro La Marmora fondatore dell'Arma dei Bersaglieri, dimenticato e rimosso nella sua terra di origine.

La scelta dei blocchi di roccia biellese vuole significare l’antico legame tra Biella e la Sardegna. Le altre pietre, provenienti da ogni parte d’Italia, vogliono rievocare il dolore delle guerre e dei sacrifici che hanno contribuito alla creazione dell’Italia moderna. Una memoria collettiva affievolita che con Nuraghe Chervu si vuole rinvigorire e tramandare.